Fra l’America e il Paradiso c’è di mezzo il mare. E il sapersi umilmente accontentare.

Sei l’America di chi non può viaggiare. E quanto invidio chi ha la gloria di salpare l’oceano e ritrovarsi in America. Chissà cosa si prova. Deve essere bello. E non ho parole per descrivere quale euforia deve ancorarsi alle loro vene, nello stare a te vicine chi se ne frega se per un giorno o un mese o tutta la vita. 

Loro stanno in America nell’averti, io in Paradiso nel solo umile guardarti.

Ho sfidato (pensiero sulla dignità, sulla lotta per il raggiungimento del sogno e sulla guerra agli ostacoli).

Ho sfidato innanzitutto quella cosa che banalmente soprannomino come orgoglio, in realtà è quella maschera appiccicosa che infilo alla paura di essere rifiutata.

In un secondo momento ho sfidato anche ogni più minuscola particella di dignità probabilmente ma di questo che cazzo ce ne frega, vi dirò che essa non la si perde quasi mai nel tentativo di lotta estasiata per raggiungere ciò che più ci sta a cuore. Se questo lo si vede come un sogno, tutto è lecito. Come in amore e in guerra, ammesso che non si tratti di fare una guerra per l’amore. Lì il confine tra lecito e illecito è a discrezione del proprio animo suppongo.

Forse perché la mia guerra è ancora ai preliminari, e sono troppo impegnata a riordinare le armi per pensare alla classificazione degli eventi in conservatori di dignità o contrari ad essi.

Io per te sono invisibile 

E se anche tu non mi notassi mai, forse io ti amerei sempre o meglio amerei sempre, nel pensarlo, quel che avrei costruito con te. Quel che sarebbe stato

Ma tu non mi guardi mai. Mi vedi ma non mi guardi mai.  Muoio nell’assoluta trasparenza che mi affligge ai tuoi occhi. 

E mi do la colpa per non essere quella che tu vorresti vedere un giorno in centro e non smettere mai più di guardare.

Neve, neve e ancora neve!

Inizio col dire che anche qui in Sardegna è arrivata la bufera di ghiaccio e neve, e a causa di questo il mio pacco di Zalando non mi è stato consegnato. Nonostante questo ho mantenuto la calma, beh insomma non proprio, in realtà mi sono incazzata come una belva e la prima cosa che avrei fatto di istinto sarebbe stata attrezzarmi di un paio di sci, un bidone di sale e attraversare la Siberia (la 131 dcn) sarda per andare a prendere quel che mi spettava. 

NO. Sono rimasta infreddolita dentro il mio parka di Bershka color carciofo a guardare la mattinata che mi trascorreva davanti, e mentre andavo in ipotermia pensavo ai tre esami da preparare (beh oltre al pacco di Zalando, mi pare ovvio).

Non avevo mai visto una tempesta simile. La neve!!! Oddio mai vista! Ho dubitato per 24 anni della sua esistenza e beh sinceramente avrei preferito vederla gradualmente e non essere assalita da questi mostri bianchi che cadevano a raffica dal cielo. 

Bellezza a parte Sto morendo di freddo, devo studiare e la gonna di velluto che ho ordinato scontata non è arrivata. Questo è già un terno abbastanza serio del perché oggi affermo di voler passare direttamente a metà giugno.

Non sapeva nemmeno della mia esistenza 

Non sapeva nemmeno della mia esistenza, eppure finalmente dopo tempo era rinata in me la voglia di essere più bella per qualcuno, come se fosse la cura, la spinta affinché affrontassi l’ostacolo della rassegnazione, dell’abitudine e mi gettassi finalmente a capofitto in una nuova situazione. Piena di entusiasmo. Volevo essere bellissima, avevo voglia di sentirmi i suoi occhi addosso, volevo piacergli, io avrei fatto qualsiasi cosa.

Non sapeva nemmeno della mia esistenza.

Tutti in Islanda

Premetto di essere affetta da una grandissima e maniacale ossessione (leggi: passione spropositata) per tutto ciò che è neve, freddo, inverno, maglione a trecce, renne, caminetto e abeti. Ergo, sono anche una pazza fanatica del mese più nevicato e dolce che c’è, dicembre.

Di conseguenza, amando tutte queste cose, non potevo che innamorarmi delle foto dei paesi nordici. Quello che recentemente mi ha colpita di più è l’Islanda: non avevo mai pensato a quest’isola fatta di geyser, getti di acqua calda alti decine di metri, che tra l’altro è il Paese europeo meno popolato, con i suoi 322 000 abitanti. Senza contare gli elfi, che pare abitino la penisola di Hornstrandir.

Ricoperta per il 10% di ghiacciai, terra sognante che sembra uscire dalla penna del più romantico dei narratori di favole, sembra veramente avere le sembianze di un altro pianeta, così come ne parla il settimanale #Gioia qualche settimana fa. Il ghiacciaio più grande d’Europa, Vatnajokull, pare abbia una superficie di poco inferiore a quella della nostra meno gelida Umbria.

A quanto pare, visto che io adoro scrivere e leggere non potevo farmi mancare questa perla, gli islandesi non godono soltanto di uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, ma sono anche tutti eccellentemente colti (non tutti diventeranno medici, ma scrittori forse sì): leggono come se non ci fosse un domani e sono moltissimi quelli che invece riescono a farsi pubblicare. A proposito, suggerisco “Il rosso vivo del rabarbaro”, di A. Ólafsdóttir.

Quasi l’8% del PIL nazionale è investito nell’istruzione, e se quella obbligatoria e gratuita arriva ai 16 anni, sono molti gli studenti che proseguono il loro percorso terminando l’università.

Io comunque l’Islanda un po’ me la immaginavo come la Norvegia circondata dal mare, nel senso, popolata da alti e biondi mangiatori orgogliosi di salmone dalla polpa grassa e di una tonalità che sfida il corallo. Invece questi nordici lettori accaniti seppelliscono per quasi un semestre della carne di squalo e ne fanno una pietanza tipica, che ingurgitano assieme ad un distillato di patate. Chi non gradisce nutrirsi di pesci che si nutrono di carcasse di barche e persone può optare per un meno aggressivo pesce gatto, per delle cozze o cercare un ristorante italiano dove ordinare della carbonara, una pizza ai quattro formaggi o dei fagioli all’uccelletto. Seriamente: nella capitale, Reykjavik, sembra che i locali dove viene servita la nostra cucina non manchino. Uno di questi è Rossopomodoro (Laugavegur, recensioni decisamente positive). Tra gli altri, Primo Ristorante e la pizzeria Eldofninn.

Sono diversi i siti che organizzano viaggi nella terra dei fuochi, degli elfi e dei lettori assidui: www.islanda.it propone una sfilza di itinerari per tutti i gusti, da quelli individuali a quelli in macchina, da quelli realizzati appositamente per le stagioni fredde a quelli specifici per l’estate.

I prezzi degli alberghi a primo impatto non sembrano bassi, a Reykjavik, la capitale, si può dormire con circa 130 euro al 100 Iceland, e si superano i 300 se si alloggia al Borg.

Il consiglio è quello di dare prima un’occhiata ai numerosissimi siti dove farsi un’idea sia del clima (lunatico), in modo da non avere sorprese una volta arrivato il momento di disfare la valigia in albergo, dei prezzi e dei centri dove alloggiare spendendo sicuramente qualcosa in meno e senza però farsi mancare l’immersione in questa magica atmosfera nordica.