L’estate mentre muori per gli esami ðŸŒžðŸ“šâœ

È la quinta estate che passo dando un’occhiata alle foto degli amici che fanno il bagno al mare o bevono un drink sulla spiaggia, e un’occhiata ai miei libri sul letto o sul divano.

Ho sempre (come penso tutti gli universitari!) diversi esami tra giugno e luglio quindi la mia estate inizia solitamente alla fine di questo mese. Allora mi prendo qualche settimana abbastanza lontana dallo studio del diritto e soltanto dopo inizio a preparare gli esami per settembre. Sono piuttosto indietro ma sto cercando di raggiungere l’amata laurea per l’anno prossimo. 

I giorni sembrano passare molto lentamente mentre stai sui libri a ripetere leggi e articoli dal codice, ma alla fine dobbiamo pensare  che è per una buona causa e che un giorno questi piccoli sacrifici ci porteranno forse a godere ancora di più le calde giornate estive.
Summer while you’re dying with your exams. 

  It’s the fifth summer I spend getting a look at summer pictures of my friends having a bath or drinking cold beverages on the beach, and a look at my books on the bed or on the sofa. I always have a lot of exams  (like the most of university students I think) between June and July so my summer starts at the end of this month. Then I take some weeks just for me quite far from law books and only after this I can get prepared for my September session. I’m a little late with my exams but I try to do my best to reach the degree next year.

Days seem to pass very slowly while you’re on books spending your afternoons repeating articles, but finally we have to think that it’s for a good cause and one day we’ll be able to enjoy these hot summer days.

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What about writing in another language?

Well, it’s summer and I feel quite sure nobody is going to read this post. People are so busy living their wonderful holidays in cities I’ll never visit…I think I Will be studying at the university for a very long time. 

I thought it could be easier to make this old blog find a new way, let it get new opportunities, if I start writing more posts in English.  Mine could be bad because I rarely use it to write posts on the blog or in social networks, but I think we all have always to try something new. So, I will check it later and decide if this has been a great idea or not. 

Hope you all are enjoying your holidays 🌍🤩

Il caffè del sabato mattina â˜•

Posto che la giornata è iniziata di merda perché il mio caffè faceva schifo e, diciamolo, svegliarsi bevendo un liquido potenzialmente destinato a farti fare l’ultimo sonno risulta estremamente complicato.

Dopo aver mangiato una pasta per la colazione mascherata di un qualcosa di vegano ma che poi tra gli ingredienti riportava il miele SÌ IL MIELE CAZZO, ho deciso di migliorare la giornata affrontando un tutorial per migliorare la mia performance di Sultans of Swing al pianoforte. Risultato pessimo, eccetto il primo quarto di battuta. Se con Nothing Else Matters è andata decisamente meglio, ho comunque rovinato la prima metà della giornata cercando di dare una seconda possibilità al caffè gusto Morte. Il fatto che io stia scrivendo si commenta da solo: forse le emissioni del microonde lo hanno reso radioattivo, ma più buono. La caffeina dà sempre una spinta al mio sarcasmo.

Non è finita qui. 

Ho cercato di comporre un curriculum vitae da sola. Ho provato una stupida app e una dozzina di siti e il risultato è stato solo che le mie rughe d’espressione sono aumentate esponenzialmente, e ho capito che il mio anno al corso Programmatori è stato decisamente inutile. Rimarrò disoccupata e con un curriculum a metà, ma potrò dire di averci provato. Regalatemi un dannato MacBook Air e imparerò anche a stilare CV mentre bevo caffè azzurri all’unicorno in una caffetteria dalle tovaglie in velluto rosa, postando foto e storie su Instagram ad ogni momento per soddisfare la curiosità dei miei (nemmeno) mille follower. Che forse mi seguono per pietà o a causa di un misterioso virus che porta il sistema a seguire le sfigate come me che non sanno scrivere un CV.

Detto tutto questo, alle undici del mattino posso affermare che il mio weekend attualmente si prospetta essere un quadro dipinto alla perfezione. Soggetto: Sabato a casa di una sfigata.

Voglio il computer con la mela 

Posto che è domenica ed è la giornata che più considero adatta a lamentarmi, perché non andando a lavorare e rifiutandomi categoricamente di aprire libro ho tempo sufficiente a piagnucolare per qualsiasi cosa mi capiti davanti nell’arco di 24 ore.

Togliendo tutto il tempo che passerò a dormire o a guardare con terrore il libro della Gualmini  (non sono sicura si chiami così), mi avanzano circa dodici minuti e trentatrè secondi.

Certo, se avessi avuto i big money che merito giusto per il fatto di avere un cervello iperattivo e la volontà di svegliarmi prima di mezzogiorno anche nel weekend, avrei di certo lavorato più volentieri sia alla tesi, agli esami e al Blog,  perché mi sarei comprata il meraviglioso computer della mela di cui non cito il brand, tanto sapete rappresenta il cibo masticato da Eva e spalmato su tutti questi aggeggi tecnologici che non saprei nemmeno usare, ma la mia vanità di venticinquenne sognatrice e esteta, nonostante mi piacciano Anche i pupazzi con i Minions, non mi consente di guardarli con indifferenza.

Cioè io adesso avrei potuto sputare su questo post una foto sfavillante con al centro un Mac, a destra la bottiglia di Fitvia e in bocca un panino al prosciutto. Però gli hashtag #healthy #Fit #Apple mi avrebbero aiutata a guadagnare abbastanza followers da pagarmi le vacanze all’Hilton all Life Long. 

Al momento penso che spenderò quelle 1300 euro in altre cose che so usare. Evidenziatori per il libro della Gualmini, ad esempio.

Instagram e le colazioni da galleria d’arte

Sfido voi a non sentirvi grosse quanto un carro allegorico di carnevale dopo aver fatto colazione con una tazza di latte intero e nesquik da mezzo sestilione di calorie, quando Instagram continua a sputarmi in faccia #picoftheday con meravigliosi yogurt azzurri gusto unicorno, kiwi che più che frutti rubati all’altra parte del mondo sembrano opere astratte di pittori moderni russi, dalle forme più svariate, semi di non so quale pianta dimenticata da Dio, tazze di tè verde di un vetro limpido che ti ci puoi specchiare e contare la ricrescita dei baffi, uno ad uno.

Il mondo social è dei perfezionisti, perché se pubblicassi la foto della mia tazza con latte marrone di coniglio di stamattina  (vedi sopra) probabilmente perderei centocinquanta followers. Che sono più o meno tutti quelli che ho, e li ringrazio per assorbire con affetto tutte le mie foto di quadri degli altri, gatti degli altri, rose di giardini degli altri e musi lunghi, ma almeno quelli sono i miei.

Y

Perché alcuni studenti lasciano l’università (ma non la dignità).

Continuo a credere che molti soggetti ora dietro ad una cattedra in realtà non abbiano mai imparato a stare dietro i banchi, a prescindere dal loro rendimento. Una questione meramente empatica.

Sostenere un esame ed essere umiliato davanti agli altri studenti per una mancata risposta, essere accusati di stare lì solo per perdere tempo nella vita e per far perdere tempo a loro (però i fior di quattrini sborsati a ottobre e febbraio sono appetibili), e tante altre belle frasi da essere  (in)umano, quando l’università dovrebbe essere un posto dove si forma la persona prima di tutto, come del resto qualsiasi altro istituto con medesimi obiettivi, è diventato ormai troppo comune. 

Forse è per questo che ogni giorno ci sono studenti che scelgono di lasciare gli studi, perché l’umiliazione alla persona è più pesante di un esame da ripetere 2 o 3 volte. Personalmente preferirei sostenere lo stesso esame 3 volte senza che la docente alzi gli occhi al cielo e si metta a fare un discorso urlato in aula sostenendo quanto sia inutile andare ad un esame senza conoscere punti e virgole della materia. 

Docenti, non siamo solo studenti.  Siamo umani. Siamo persone come voi.  Non siamo tutti solo ed esclusivamente universitari presi unicamente dal prossimo esame di diritto del lavoro, matematica finanziaria o letteratura spagnola. Siamo figli di genitori forse disoccupati e lavoriamo per aiutare in casa. Siamo lavoratori precari senza speranza. Siamo persone che vorrebbero presentarsi al prossimo appello senza temere attacchi alla propria dignità, cosa che ci costerebbe ben poco visto che gli anni dietro ai banchi li avete fatti prima di noi e adesso avete la fortuna di lavorare che probabilmente noi non conosceremo. 

Pensateci più di una volta quando avrete la tentazione di aggredire uno studente solo perché non conosce la risposta ad una vostra domanda. Siate umani prima che docenti.

Work in progress â¤

Il Blog ultimamente è caduto in disuso, e mi ritrovo davanti alla faticosa scelta da affrontare, ossia è meglio chiuderla qui e aprire un altro progetto o proseguire con questo nonostante qualche piccolo cambiamento nel succo della storia? Se optassi per la prima strada non sarebbe un po’ rinnegare il passato e tutti questi anni di post a cui sono morbosamente affezionata e per i quali nutro un notevole orgoglio? 

Premesso che la mia vita è notevolmente cambiata da qualche mese a questa parte, e quando volto pagina di solito lo faccio completamente, ma del resto questo è il mio lavoro e non si tratta certo del passaggio da Blogger ad architetto o recensore gastronomico  (!), a prescindere dalla frequenza con la quale posso dedicarmici causa università e notebook assente. Ma ho in mente grandi passi per la prima volta, e non ho intenzione di cambiare pubblico o stile. Vi terrò aggiornati. Buona domenica a tutti ❤