Lettera a un gatto che va via, ma rimarrà per sempre.

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È passato più di un mese da quando sei andato via.

Abbiamo cercato i professionisti migliori per tentare di farti stare meglio, ma è comunque arrivato quel momento in cui i tuoi piccoli e dolci occhi hanno smesso di guardarmi per sempre.

Conservo centinaia di foto e video dove giochiamo insieme, dove dormi beato tra i cuscini, dove ti sdrai sui miei evidenziatori e mi guardi mentre preparo qualche esame. 

Non li guardo mai, perché è ancora tremendamente doloroso. Purtroppo sei andato via in un periodo dove ci sono anche altri problemi e non ho pianto per te come avrei creduto di fare prima di vivere il dramma, ma anzi veder finire la tua sofferenza, breve ma atroce, mi ha dato dolore ma pace perché ho smesso di guardarti in agonia.

Le persone potranno ripetere di continuo che eri soltanto un semplice gatto, e che posso prenderne un altro. Ma non sanno quello che ho passato, e che tu in quelle notti quando mi mancava il respiro eri lì accanto a me, e nel sottile rumore delle tue fusa trovavo la quiete per calmarmi e rifugiarmi nel sonno.

Non sanno che quando ti ho trovato anni fa eri davvero malconcio e ti ho curato come si curano i bambini, con amore e devozione, senso del dovere, del voler salvare qualcuno perché merita la vita, una vita speciale.

Sei diventato in poco tempo il mio principino: avevi la tua piccola cuccia rossa a quadretti, riuscivi ad incastrarti al suo interno anche quando ormai eri troppo grandicello, e non ne hai mai voluto avere delle altre. La sera a volte ti lasciavo uscire in giardino e ti mettevi sul muretto a guardare quel mondo sconosciuto di piazze, strade, bambini che giocavano, ma tu lì eri al sicuro e le auto che correvano non rappresentavano un pericolo. Tornavi sul divano e dormivi sul tuo piccolo tappeto, la mattina ti sentivo mangiare da prestissimo le tue crocchette preferite, e il resto della giornata la trascorrevi a dormire e giocare oppure guardavi con me qualche film o programma, anche i più stupidi.

Se mi appisolavo sul divano tu trovavi il minimo spazietto per farlo accanto a me, il più vicino possibile, e il tuo soffice pelo bianco si fondeva con quello della coperta.

Non ho perso un gatto.

Ho perso un grande amico. Nei momenti peggiori eri lì con me, la sola compagnia sincera e incondizionata, e mi amavi perché io ti amavo, amore nel senso fraterno, il desiderio di veder star bene qualcuno perché il suo malessere ne causa altrettanto a te.

E non ho perso soltanto un grande amico. Ho perso un compagno di vita leale che avrei voluto nei momenti migliori e come supporto in quelli peggiori. Non ridevi con me, ma so che in cuor tuo conoscevi l’allegria dei momenti belli. Non piangevi, ma leggevo nei tuoi occhi la tristezza quando ero inconsolabile.

La tua mancanza è un vuoto incolmabile. Non esiste giornata in cui non mi illudo di poter ancora affacciarmi dalla porta della mia stanza e trovarti sul divano che raddrizzi le orecchie e mi guardi con gli occhi tondi, come a dire “stai venendo qui? Era proprio ora, sai!”; non esiste notte in cui non aspetto di svegliarmi da quest’incubo dove tu non ci sei, ma i raggi del sole mi ripetono la stessa cosa tutte le mattine. Non era un sogno, tu sei morto da un mese e una settimana, e ovunque io possa girarmi nel letto non ti sentirò mangiare le tue crocchette preferite, non ti riaddormenterai con me e non mi ruberai gli evidenziatori gialli mentre studio qualche materia impossibile, non guarderemo più i film insieme e per tutti sei solo un gatto, ne muoiono tanti, tutti i giorni, e per la gente il mio è un problema inutile.

Per me è inutile il loro esprimere un parere tanto ignorante e privo di senso, perché chi non sa vivere un animale, che sia un gatto, un cane, un coniglio, dandogli lo stesso affetto che loro ci danno restando con noi e amandoci nonostante i nostri mille difetti che emergono a bizzeffe nella vita quotidiana, beh forse non meritano nemmeno un briciolo di un amore qualsiasi nella loro vita.

Perché comunque, non lo capirebbero.

E tu mi manchi Orazio, e la sola cosa capace di darmi pace è che non puoi più stare male adesso.

Mi manchi, ma ora sei davvero con me per sempre.

5 problemi causati dal mondo moderno di social, tecnologia e comunicazione 


Per ispirarmi a tema giornaliero senza troppi problemi, ho scelto di partecipare a questa sfida che va di moda ultimamente e che anche voi a casa, se vi piace scrivere, potete cogliere al volo: si tratta di un elenco (di varia misura: da 30 a 50 giorni o anche di più) di argomenti da trattare con un semplice articolo o un testo anche argomentativo. Sui social potete trovarle digitando nella barra di ricerca WRITING CHALLENGE, ve ne appariranno moltissime tutte diverse e anche con elenchi mensili a seconda di quando volete iniziarla. In quella che ho scelto io il tema del primo giorno è quella dei problemi causati dall’uso quasi morboso dei social media, ossia tutti quei mezzi di comunicazione che permettono la condivisione tra utenti di testi, immagini, filmati e audio.
Il metodo di comunicazione tipico del secolo scorso è stato quello offerto dai canali che si sono introdotti nelle nostre case: dal giornalismo moderno (Vogue, Glamour, Focus, varie riviste di Gossip, Storica, Architectural Digest, Cronaca Nera, settimanali vari), alla radio (la definirete sorpassata solo se non conoscete Camihawke e la televisione. A partire dagli anni duemila è esploso invece un contenitore di possibilità tutto nuovo e immediato che permette di effettuare comunicazioni prima impensabili, condividendo foto all’istante da una parte all’altra del mondo, messaggi lunghi come lettere, farsi conoscere aprendo blog e canali come avviene su YouTube, dove molti sono diventati famosi a spese praticamente irrisorie e che oggi vengono citati dai giovanissimi addirittura come soggetti d’ispirazione, la loro influenza non diffonde le mode ma le crea, ed è da lì che parte l’evoluzione culturale e sociale. Sarà anche vero che loro creano la moda, ma grazie a noi, al nostro seguito, al nostro click sui video dove ci mostrano i loro acquisti, i loro prodotti di bellezza e le loro esperienze di viaggio.

L’uso costante di questi mezzi di comunicazione quali social network e simili secondo me ha una quantità non numerabile di vantaggi, e non soltanto perché tali mezzi mi hanno concesso di lavorare, ma perché non ammettere che la comunicazione A DISTANZA è diventata semplice, emozionante e immediata come bussare al vicino di casa per chiedere un pizzico di sale significherebbe essere bugiardi e retrogradi.

Tuttavia, e qui inizio a stilare il mio breve elenco con qualche problema che secondo me il mondo social ha creato:

1. Il facilitare la comunicazione a distanza ha in qualche modo penalizzata quella a tu per tu fatta di tè caldi bevuti in caffetteria alla fermata del treno, dei pomeriggi seduti in cameretta con la compagna di banco a parlare del tipo di quinta che piace a tutte ma non se ne fila nessuna perché è un egocentrico illuso, andare da qualche cugina a guardare un film o semplicemente per chiedere come va. Oggi si fa una foto al proprio compito di inglese e lo si invia con Whatsapp affinchè venga copiato senza troppi problemi, si invia un audio dove si dice che si sta guardando la replica di Titanic e si chiede come va alla zia che non vediamo da due anni e mezzo scrivendo un messaggio in bacheca su Facebook.  Se ha migliorato dunque la comunicazione, per un certo verso potrebbe averla peggiorata ma non perché il mondo tecnologico odierno sia pericoloso in sé, ma perché alcuni utenti hanno assorbito in maniera errata i suoi vantaggi traslandovi anche dove non era necessario: penso che se ho voglia di vedere mia zia che abita a tre chilometri posso farmi una bella passeggiata e andarla a trovare piuttosto che metterle un cuore in bacheca. Se ho difficoltà al compito posso andare dalla mia compagna di corso e chiederle di spiegarmi quel grafico, senza copiare dalla foto del suo.

2. Tendiamo a isolarci sprecando il nostro tempo– recentemente ho notato il post di una pagina molto famosa dove si vede una bambina di circa dieci anni con il nonno in una gelateria o forse rosticceria, non so bene poiché mi sono concentrata sul senso dello scatto. La bambina era tutta intenta a guardare dei video al cellulare, uno smartphone di centinaia di euro, e il nonno la guardava seduto senza fare niente, privo delle attenzioni che noi invece vent’anni fa riservavamo con affetto ai nostri anni, per chi ha avuto l’immensa fortuna di conoscerci. Io con mia nonna mi sedevo sul divano e ascoltavo i suoi racconti sulla guerra, sulla fame, sull’epoca passata, e immaginavamo un futuro che lei non ha avuto occasione di vivere. Se avessi passato i miei pranzi insieme a lei a giocare col telefono forse non l’avrei amata tanto come l’amo ora, che non è più con me, ma con cui so di non aver sprecato un solo secondo. Quindi genitori specialmente: educate i vostri figli a usare il telefono, se proprio dovete dargliene uno, quando non hanno occasione di trascorrere del tempo con persone che un giorno saranno altrove. Purtroppo vale anche per situazioni meno drammatiche, se uscite in coppia a capodanno e mentre servono il panettone voi state parlando con la vostra amica delle scarpe di una ragazza che canta al karaoke, avete veramente colto il lato errato della modernizzazione.

3. Siamo diventati dipendenti, ossessionati e insaziabili– Vogliamo tutti l’iPad, non dite di no. Vogliamo questa tavoletta luminosa dalle mille funzionalità, e vogliamo un telefono con la frutta tatuata sul didietro per connetterlo alle luci della nostra stanza, alla televisione, per videochiamare anche chi è nella stanza di fianco alla nostra, ogni anno abbiamo bisogno di un telefono nuovo, il cui schermo ha un’aspettativa di vita relativamente bassa se rapportata all’uso che ne facciamo, e ogni pezzo che acquistiamo ci fa venire voglia di cercarne un altro da sincronizzare. 

4. Siamo perennemente reperibili e litighiamo di più- Se possiamo da un lato selezionare la modalità aereo, è vero che non possiamo certo (anzi, quasi quasi bisogna provare, secondo me…) rimanere isolati. Un po’ perché se siamo in modalità aereo non possiamo nemmeno navigare in rete guardando le cose che ci piacciono, come film o siti di abbigliamento, articoli di politica o recensioni di libri e insomma farne anche un uso culturale. Inviare un messaggio e specialmente vedere che l’interlocutore online non ci risponde scatena guerre degne di un ritorno agli anni Quaranta: mi capita spesso di non avere voglia di parlare e ammetto che ricevere messaggi sentendomi in obbligo di rispondere mi causa una certa ansia, tanto da rimpiangere la cara vecchia cabina telefonica o i gettoni. Evitate il pressante “COME MAI NON MI RISPONDI”, per favore…

5. Siamo più invidiosi e frustrati– L’era di Instagram credo sia sinonimo di frustrazione. Passiamo molte ore al giorno quasi senza accorgercene a spiare chi ha più di noi, cuocendo il nostro povero fegato, invidiando la borsa appena comprata dalla nostra coetanea, la gita in battello della vicina di casa, la torta alla frutta della ex del nostro fidanzato (in compenso faccio un risotto ai frutti di mare eccellente, e sì in questo caso faccio mea culpa), il taglio di capelli di una sconosciuta e la villa a Positano di qualche personaggio famoso. Dovremmo guardare queste foto per trarne al massimo ispirazione, migliorarci, seguire i buoni esempi e rimandare la visione di contenuti stupidi o negativi. Su Instagram e Twitter ho conosciuto anche molti artisti e ho imparato ad abbinare meglio qualche vestito, trovato la motivazione per studiare materie noiosissime e preso nota di posti da visitare al prossimo viaggio. Vi dirò: dedicate meno tempo a rodervi il fegato e sbavando sulle foto degli altri ma impegnatevi per raggiungere anche voi questi obiettivi.

Comunque giuro che un giorno riuscirò a fare quella maledettissima torta.

Forse era giunto il momento di dire qualcosa in più!



Dopo anni di sole poesie, racconti, romanzi brevi e premi conservati nel cassetto, ho aperto un blog nel 2013 e da allora posso dire di aver finalmente iniziato a parlare della vera me di tutti i giorni. 

Mi occupo di contenuti per il web per passione, e pian piano posso dire di stare finalmente ricevendo il riscontro che cercavo. Solo chi si ferma è perduto, e io ferma senza scrivere non posso davvero stare.

Avevo solo 12 anni quando ho scritto la poesia che sarebbe stata pubblicata in un’antologia grazie ad un Premio Nazionale per essere musicata da Stelvio Cipriano, recentemente scomparso.

Successivamente mi sono cimentata nella scrittura del mio primo romanzo, che ho fatto leggere solamente alla mia miglior amica nei primi anni delle scuole superiori e che non ho ancora finito di ricontrollare. Il lavoro più arduo nello scrivere non sta nel buttare giù quell’insieme di parole, frasi, emozioni, ma nel rivedere il tutto trovando il coraggio di tagliare parti che allora ci sembravano avvincenti e che ora quasi ci fanno vergognare.

A dispetto delle mie poesie spesso di natura malinconica e del titolo della prima raccolta, Grandine e Veleno, potete seguirmi su Twitter e Instagram per scoprire anche la parte forse meno nota, ossia quella comica, allegra, sarcastica, autoironica e d’intrattenimento. 

Oltre alla scrittura mi appassionano anche il disegno, l’arredamento, il pianoforte, la fotografia e la letteratura, in particolare quella classica russa e quella contemporanea italiana. Ho la fissa per le lingue straniere, ed essendo anche un’insegnante di inglese per bambini occuparmi del loro studio mi diverte e imparare tutti i giorni anche soltanto una nuova espressione di tedesco, spagnolo, francese o russo mi fa stare bene, mi mantiene attiva e accende in me la voglia di fare sempre di più!

Sto lavorando a due nuovi importanti progetti che spero mi porteranno a breve tra gli scaffali delle vostre librerie, stavolta per davvero e con presentazioni organizzate meglio. Insomma, sono diventata grande!

Studio diritto delle amministrazioni presso la sede nuorese dell’Università di Sassari, e il lavoro che svolgevo gli scorsi anni mi ha rallentato notevolmente davanti alle cattedre dei professori, ma finalmente posso dire che è iniziata la discesa verso la mia corona d’alloro.

Presto verrà stilato un piccolo menu con tutte le rubriche, ormai è giunto davvero il momento di organizzare questo sito come merita. 

Spero i prossimi articoli siano di Vostro gradimento e che continuerete a visitarmi, perché è grazie ai vostri click su queste pagine che i miei sogni stanno prendendo forma tutti i giorni.

Stronze si nasce, e non cerchiamo di diventarlo. Felicia Kingsley ci insegna.

Avete mai incontrato una stronza?

Allegra Hill sì. Se ancora non la conoscete vi consiglio di correre in libreria e di cercare la sua storia tra gli scaffali, il rosso della copertina troverà voi ancor prima che siano i vostri occhi a intercettarlo. 

Questa giovane londinese vi trascinerà tra le porte di una prestigiosa agenzia per la compravendita di immobili lussuosi ma anche nelle sue avventure e disavventure: sicuramente vi presenterà la sua collega nonché amica Sparkle, che vi farà brillare con il suo essere perennemente perfetta in qualsiasi cosa faccia, e non saprete più se amarla o odiarla, invidiarla e allontanarla.

Duke e Tristan saranno anche loro seduti lì, tra un drink dal nome impronunciabile e una partita di tennis vi conquisteranno e non vi svelo altri particolari. Per questo ci saranno Allegra e la bravissima Felicia Kingsley, che non è solo la nuova penna tutta italiana pronta a rilanciare il romanzo rosa spesso snobbato, anzi facendone un vero marchio di fabbrica: IO LEGGO ROSA, per esempio, e non me ne vergogno.

Con la sua campagna di stop al #bookshaming infatti dà voce all’esercito di millennials che si avvicinano alla cassa da La Feltrinelli con in una mano un saggio sulla Seconda Guerra Mondiale, una guida breve al network marketing ma nascondendo tra l’una e l’altra un romanzo che parla di ragazze innamorate, pianti isterici al telefono con la miglior amica (a proposito: Sparkle Jones è davvero una miglior amica? Immagino che a questo punto stiate divorando le pagine…) incontrata alle elementari e fette di baklava e torte diplomatiche divorate di notte guardando la replica di Titanic.
Io di stronze ne ho incontrate, purtroppo. Sia a lavoro che a scuola, specialmente in università. Ciò che ci insegna Felicia è di imparare da loro, ma di non imitarle mai: forse per coscienza, forse per una questione di fato e di karma, prima o poi la natura delle stronze si rivela quasi ritorcendosi contro di loro. Questo romanzo rosa non è solo un ottimo esempio di come si debba sempre stare attente a non cadere nella buca, la stessa che ci sembra il bunker pronto a proteggerci ma che ci inghiottirà senza lasciare via di scampo, ma di come la prima impressione spesso è la stessa che conta. Le persone raramente cambiano, se abbiamo conosciuto una persona che ci ha fatto penare dieci anni prima non diventerà la nostra miglior amica da un giorno all’altro, e non cerchiamo di soddisfare la nostra sete di vendetta imitando i loro atteggiamenti o peggio ancora diventando persone peggiori: anche in quel caso sarà la nostra natura a rifarsi viva, e a farci capire quanto siamo state cretine a voler emulare chi non siamo.
Io mi sono innamorata del personaggio di Allegra perché forse anche io mi sentivo simile a lei, un po’ controcorrente e con amiche allergiche al sistema (conoscerete anche Dots!), e sotto sotto mi convincevo di disprezzare ciò che non potevo avere, per poi innamorarmene facendone una dipendenza una volta avute le possibilità. Mi è capitato durante un periodo dove ho avuto la fortuna di veder migliorato notevolmente il mio tenore di vita, ma anche la mia negativa emulazione nei confronti di una persona che non potevo diventare mi si è rivolta contro. Ne ho pagato le conseguenze per diversi anni. 

Un’altra passione in comune con la signorina londinese è il sogno di scrivere per Architectural Digest: mi abbonai qualche anno fa, e la mia ossessione per il mondo dell’arte e dell’architettura non fu mai più prolifica: cercavo corsi di interior design, acquistavo manuali di stile e ristrutturazione ma anche in questo caso rimanere con i piedi per terra in primis è stato fondamentale per organizzarmi la vita e trovare un compromesso tra passioni e carriera vera e propria.

Se vi servisse un consiglio su di quale colore acquistare le tende o i tappeti per la vostra nuova camera da letto però sappiate che posso offrirvi la consulenza migliore della vostra vita!!!
#BOOKSHAMING

Mi sono spesso vergognata di alcune pile di romanzi rosa che giacevano impolverati sugli scaffali della mia libreria. C’era chi leggeva i titoli per poi farmi qualche domanda di sincera curiosità e chi invece, guardando prima a destra e poi a sinistra come per attraversare a piedi sull’Aurelia mi chiedeva come facessi a leggere sia quella roba che Goethe, D’Annunzio o Tolstoj. 

Io credo che qualsiasi libro possa lasciarci un segno e che non sia affatto vero il luogo comune che soltanto libri impegnati -e impegnativi, forse lasciatemelo dire anche noiosi e prolissi- possano insegnarci come vivere con le loro morali intricate e passionali, ma che anche un romanzo dove si racconta di una ragazza che cerca la vicinanza di qualcuno, cambiando amicizie e innamorandosi di un uomo sbagliato, o di una ragazza che un giorno fa la valigia e trascorre un anno viaggiando per il mondo, di un adolescente che conosce persone sbagliate e ci racconta in un diario le sue canzoni e le sue merende con le amiche, anche passando un pomeriggio in compagnia di queste storie spesso snobbate possiamo imparare molto. Uno dei libri che mi ha cambiato la vita è stato Capelli Viola di Sandra Scoppettone, un tipico romanzo per ragazzini che avevo preso in biblioteca durante un’ora buca a scuola quando avevo dodici anni, e le cui scene non mi hanno mai lasciata. Il fatto che io legga questi romanzi non significa che non possa apprezzare Tolstoj, anzi. Cerchiamo di non sentirci in colpa se vogliamo leggere romanzi meno impegnati e tingiamo le nostre librerie di rosa. Felicia sta già sfornando il suo prossimo capolavoro!

Non dimenticate di leggere anche i suoi bestseller Matrimonio di Convenienza e Una Cenerentola a Manhattan, vi conquisterà totalmente!

Dai 20 ai 30 costruisci il tuo futuro, dopo…


L’ultimo caso che mi viene in mente è senza alcuna ombra di dubbio quello della signorina Germanotta, di cui abbiamo ascoltato i successi mondiali da un decennio a questa parte ma anche, ammettiamolo, criticato qualche look e mai avremmo detto che un giorno avremmo pianto con lei vedendola premio Oscar.

Il premio attribuito con merito a Lady Gaga e la nostra stessa ammirazione sono il frutto di un duro lavoro personale e di carriera della cantante, che durante gli anni dell’Università fu presa di mira dai suoi colleghi che addirittura crearono un gruppo su un social network sostenendo in questo che non sarebbe mai riuscita a diventare famosa. Stefani è andata avanti per la sua strada resistendo a queste forze opposte e rimboccandosi le maniche ha dato vita a quel successo che oggi le è valso la famosa statuetta.

Dai 20 ai 30 anni è certamente un tempo indicativo, in quanto molte persone iniziano il percorso che le farà raggiungere la soddisfazione personale ancora prima, ma per noi comuni mortali, specialmente non intendiamo salire su un palco a Los Angeles o al Coachella, sono i tempi dove prepareremo esami di notte controvoglia, sapendo che il giorno dopo alle 5 suonerà la sveglia per aprire un bar dove lavoreremo per pagarci in parte gli studi, il weekend con le amiche fra 5 mesi o, non c’è nulla di male, qualcosa di più materiale ma non meno importante come una bella borsa, un paio di scarpe da far invidia o un nuovo smartphone con cui scattare foto da 500 likes su Instagram. Il mio gatto comunque era molto più famoso di me sul social, ma ancora non ho deciso se attribuire la colpa al mio colorito o alla qualità della fotocamera.

Per chi ha la fortuna e la possibilità di azzeccare il proprio percorso saranno gli anni di costruzione di un destino ricco di soddisfazioni. Alla laurea, si spera in tempi leciti visti i commenti di chi noi fuori corso incontriamo spiacevolmente in fila alla cassa del supermercato o ai tavolini del McDonald’s, seguiranno tirocini importanti che forse frutteranno un contratto dapprima a tempo determinato per poi trasformarsi in un impiego fisso e redditizio, magari con avanzi di carriera, promozioni e crescita non solo professionale ma in primis personale. A seconda del vostro lavoro avrete occasione di concedervi viaggi e trasferte con cui maturare anche una certa cultura, e il contatto col pubblico sarà parte integrante del vostro percorso di crescita.

Questo vale ovviamente anche per chi dopo il diploma non ha optato per percorsi accademici ma ha trovato un impiego, forse addirittura più soddisfacente. In quell’arco di tempo dai 20 ai 30 si può aprire un conto di risparmio se i guadagni lo consentono, e vi assicuro che anche 20-30 euro al mese nel corso del tempo fruttano eccome. Io mi sono ritrovata senza lavoro a 25 anni mentre ancora studio, e anche quei pochi spiccioli del resto del caffè hanno fatto il loro, tutto sommato.

Può succedere che qualcosa non vada storto. Elizabeth Gilbert non aveva di certo 25 anni quando ha stravolto la sua vita (l’autrice del bestseller “Mangia Prega Ama”) e una certa Rowling era stata lasciata dal marito prima che tutti la stimassimo per essere la madre di penna di Harry Potter. Anziché lasciarsi prendere dalla depressione iniziale e dallo smarrimento questi due esempi di grandi persone si sono alzate e hanno messo in moto la forza più potente e produttiva di cui tutti volendo possiamo disporre: la volontà.

Io ho fatto l’esempio di due scrittrici perché probabilmente è quello vicino a me ma sono conscia del fatto che raccontare la mia esperienza di quando mesi a tacere il bullismo nei miei confronti vincendo un concorso di scrittura non è adeguato. Il bello viene dopo, quando secondo l’opinione comune dovresti avere già la classica casa, la Mercedes fuori nel vialetto di casa, soffici boccoli freschi di piega e un marito colto che legge il giornale informandosi sugli sbalzi della Borsa di Tokyo. Tokyo ha una Borsa, vero?

Infine, certamente per una fetta di persone che ameranno mettere in subbuglio il vostro inconscio sarete sempre in ritardo, e vi parleranno sempre dei 30 e lode in statistica della propria nipote, del vestito disegnato a Milano dalla propria sorellina e della nipote pianista del proprio fidanzato.

Munirvi di sopportazione e ignorare queste parole sciocche prive di senso di esempi utili è la soluzione adatta, assieme allo scatto che farete alzandovi da quella sedia e asciugandovi le lacrime di frustrazione. Fate buon uso della vostra volontà di cambiamento e sarete felici, non conta l’età. 

Il nuovo lusso è cheap: a bordo per un viaggio indimenticabile 


Una soluzione che può essere economica e piacevole per chi vuole viaggiare ma ha sia poco tempo che un budget ridotto può essere la crociera: la classica navigazione in cabina ove si alternano serate in ristoranti di lusso a passeggiate nelle città portuali più importanti del mondo è diventata specialmente negli ultimi anni piuttosto gettonata e ha conquistato anche viaggiatori di giovane età, grazie agli originali menù, le attrazioni a bordo e la possibilità di visitare numerose città in pochi giorni, senza l’impressione di andare troppo veloci.

La crociera che ho fatto nel 2014 è durata dalla domenica pomeriggio al venerdì mattina, e ho visitato quattro città se includiamo anche quella dove sono sbarcata per fare cambio di rotta e tornare in Sardegna. La prima tappa è stata Barcellona, poi seguita da Marsiglia e dalla piccola ma curiosa e sorprendente Savona. Civitavecchia l’ho inclusa nel “conteggio” poiché rimanendoci per un giorno intero ho avuto occasione di trascorrere del tempo anche in questo posto, che ammetto non conoscessi molto bene perché ho sempre viaggiato in aereo se non per rare traversate in traghetto e qualche romantica gita in battello.

Curiosando su un sito di fotografia che vi consiglio di provare poiché troverete veramente di tutto, dai consigli su come imparare una nuova lingua (io salvo le foto e copio i suggerimenti nei miei quaderni di tedesco e spagnolo, ma ho ricavato anche simpatiche lezioni per i miei giovanissimi alunni di inglese!) mi sono imbattuta in un elenco dove sono riportate tutte le cose di cui non dovremmo scordarci mentre prepariamo la valigia. Eccolo qui, corredato di alcuni miei semplici consigli:

Documenti, contanti e carte di credito- questo è scontato e non credo servano delucidazioni a riguardo. Quando partii io fu necessario attivare la carta che ti permette di fare acquisti a bordo della nave da crociera, in quanto durante la navigazione non sono consentiti i contanti. Tutti i giorni poi saranno addebitati pochi euro come mancia per il personale, ma posso assicurarvi che visto il loro impegno per rendere speciale il vostro viaggio, cioccolatini della buonanotte inclusi, ne vale veramente la pena!

Costume da bagno- sì è vero io non ne ho fatto uso per i soliti complessi da donna ma ho grandi rimpianti: le piscine a bordo delle navi da crociera sono favolose e raramente vi capiterà l’occasione di ritrovarvi in simili contesti, in fondo tutti abbiamo sognato almeno una volta di fare il bagno e poi sdraiarci aspettando il nostro cocktail dalle guarnizioni più originali! Che il vostro costume sia intero o un due pezzi infilatelo in valigia insieme a un paio di comode infradito per spostarvi a bordo piscina e ordinare il tanto desiderato cocktail multicolor!

Caricabatterie e un paio di adattatori- io ne ho dovuto usare uno per la piastra per capelli, ma comunque non dovreste avere problemi, recuperarne uno è semplice ed economico.

Medicinali di base- delle aspirine e delle compresse per la nausea possono avere la loro utilità specialmente se il viaggio ha diversi giorni di navigazione fissa senza scali, io personalmente non ho avvertito nausea o mal di testa ma chi era con me ne era soggetto quindi meglio munirsi di queste scatoline e se soffrite di reflusso anche di un antiacido: volere o volare, in crociera si mangia davvero moltissimo e a tutte le ore, ma smaltirete camminando.

Giacca a vento- io non ce l’avevo e vi assicuro che in realtà è essenziale a prescindere dalla stagione in cui vi imbarcherete: ad alcune ore stare fuori è praticamente impossibile specialmente in caso di mare più agitato del normale e folate di vento. Tenerne una per qualunque ragione, visto che comunque di giorno scenderete a visitare città di cui non conoscete con certezza il clima vi terrà più sicuri e non occupa più spazio di un trench preso solo per bellezza.

Scarpe comode- su questo non transigo: viaggiatrici in particolari, non aspettatevi di scendere dalla nave alle 8 del mattino e camminare in tacco dodici tutto il giorno sino a sera perché le fiabe non esistono e gli spostamenti dal porto al centro cittadino o sono lunghi una decina di chilometri nel migliore dei casi o i piccoli bus non sono certo una passerella. Tagliate le vostre foto da postare su Instagram ma vestite comode, e godetevi l’esperienza più che l’occasione di mostrare le vostre Jimmy Choo.

Pigiama sottile o estivo- in cabina farà un caldo tremendo e se durante il giorno potete adeguarvi a seconda del periodo, durante la notte avrete veramente bisogno di scoprirvi. Nessun pigiama natalizio o in pile, quelli estivi con top e shorts vanno benissimo, come anche una sottoveste.

Macchina fotografica decente- i nostri smartphone vanno benissimo poiché la qualità ha davvero superato i limiti di qualche anno fa e con le nuovissime app potete stampare persino gratis le vostre immagini preferite addirittura già in un album con copertina rigida. Però se avete un apparecchio professionale un viaggio in crociera è certamente l’ideale per sfruttarla, ma occhio nei centri delle grandi città: determinati accessori fanno gola a saccheggiatori e compagnia cantante.

Abito elegante- solitamente vi è almeno una serata di gala dove io intendevo presentarmi con un abito ritenuto esageratamente elegante ma a sorpresa mi sono ritrovata ad essere la poverina di turno rispetto a tutte le altre donne straordinariamente eleganti. Quindi concedetevi un ballo di lusso e una cena stellata con spacchi vertiginosi e scollature brillanti, i fotografi a bordo faranno a gara per immortalarvi!

Creme idratanti- importante: la pelle si seccherà a prescindere dalla vostra condizione iniziale e l’aria condizionata non sarà d’aiuto. Una crema all-in-one può salvarvi…la pelle!
Per quanto riguarda il vostro abbigliamento abituale avete la possibilità di far lavare i vestiti e io consiglio di farlo solo se il viaggio supera i quindici giorni, per il resto potete tranquillamente portarvi un paio di maglioni e qualche jeans, magari una tuta per stare comodi in cabina ma non credo resisterete all’istinto di uscire e fare le ore piccole ascoltando la musica al piano, curiosando nella discoteca o bevendo un drink su un divano di pelle pregustandosi la camminata a Barcellona del giorno dopo.

Il viaggio è accessibile a tutti e con un budget di 400-650 euro incluse le spese accessorie riuscirete a concedervi una crociera di 4 o 5 giorni visitando almeno 3 città di 3 nazioni differenti, ma la vera esperienza è quella che farete a bordo conoscendo persone da tutto il mondo con cui iniziare avventurose amicizie e perché no organizzare nuovi viaggi…magari sulla prossima nave da crociera in partenza!

Libertà d’espressione e cognizione di causa: a volte prima di esprimere un’opinione dovremmo documentarci per averne una.


In principio furono le discussioni nei caffè e nei salotti dell’illuminismo: gruppi omogenei di soggetti appartenenti al mondo dell’arte, della filosofia e della scrittura che si incontravano puntualmente per confrontarsi sugli argomenti oggetto della loro attività e soprattutto degli eventi che andavano a disegnare il loro contesto storico, la loro epoca.

La caratteristica principale di questi incontri preromantici era la cognizione di causa: che fossero autori di futuri grandi classici della letteratura, pittori o padri di teorie di pensiero ciascuno di loro era competente su quegli argomenti, ci si documentava con passione nonostante non fosse semplice e a portata di click come oggi.

Siamo nel 2019 e il terreno d’esposizione delle proprie opinioni, a prescindere dal fatto di essersi o meno documentati, è il mondo social: è in questo sconfinato universo digitale che ciascun utente può proferire parola e la libertà d’espressione non diventa più soltanto un diritto in merito alle questioni più profonde e importanti, ma prescinde dalle tematiche e si trasforma in una scatenata guerra di botta e risposta con utenti dalle opinioni differenti dalle proprie. La ragione scompare: il dato oggettivo non sussiste, o meglio non viene considerato. Ci si sente in diritto di mettere al centro della discussione non un ipotetico fatto in sé, ma in primis la difesa della propria opinione: basti pensare alle affermazioni riportate da numerosi utenti contro una ragazza che ha semplicemente detto la propria su un fatto inerente la politica recente, su un famoso social: centinaia di commenti non su quanto stia accadendo nel nostro Stato, sull’attività proficua o nulla dei soggetti che sfilano con le loro promesse e i loro sorrisi, ma contro la ragazza. Una pioggia di insulti che ha messo in evidenza la propria incapacità di accettare l’appartenenza di un soggetto ad un ideale differente dal proprio. Quando si poteva semplicemente confrontarsi, o ignorare accettando un’opinione diversa, si è scesi in campo, dietro uno schermo, per urlare la propria persino con cattiveria.

Tralasciando la politica, poiché la vastità della materia implica spazi ben più grandi che la pagina di un blog d’intrattenimento,  oggi ci si sente in diritto di criticare e parlare per il gusto di farlo, senza sprecare una frazione di secondo, piuttosto, per documentarsi e creare un’idea in merito a qualcosa, in primis per se stessi. Oggi questo a volte non succede: si vede, si sente qualcosa, e si dice a caso il proprio pensiero che forse di pensato ha ben poco. Oggi si parla non per confrontarsi, per mettere in chiaro quanto si sa, ma per apparire. Che si tratti di scrivere un commento di cattivo gusto su una donna che posta una sua foto, o di parlare a vanvera mentre si è in attesa dal dentista, ciascuno non pone limiti alla propria voce in capitolo: si parla sempre, a prescindere dall’essere o meno competenti in merito.

Non conta quanto si sa dell’argomento, non conta crearsi una cultura e parlare con quella cognizione di causa che ha dato voce in capitolo ai personaggi che oggi studiamo a scuola: purtroppo, oggi il fatto di possedere una tastiera o di trovare un interlocutore in fila alla cassa del supermercato sembra essere sufficiente per sbattere in faccia al prossima un pensiero casuale su qualunque cosa, giusto per apparire colti e informati. 

Apparire, oggi, sta diventando più importante che essere. Bisognerebbe principalmente avere un’opinione in merito a un tema ove si sceglie di intervenire e non averlo non significa affatto rimanerne esclusi ma anzi ascoltare chi è più competente ci permetterebbe di imparare molto di più di un intervento buttato lì pur di farlo. 

Stare in silenzio ad ascoltare  è il miglior mezzo per imparare e farsi un’opinione da esprimere con educazione.